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#CentroMaieutica #OpenGroup Affrontare la disabilità con filosofia si può, ce lo spiega Annalisa Cocchi

Il Centro Maieutica di Open Group, parla Annalisa Cocchi

Di Luciano Bonazzi e Annalisa Cocchi, Responsabile del Centro Maieutica

Purtroppo tutti noi viviamo in una società nella quale la disabilità è sorella dell’isolamento che, seppur mitigato dall’affetto dei famigliari e di qualche amico, obbliga a vivere nella consapevolezza che “fuori” c’è un mondo che evita ed esclude, sostanzialmente equivale a vivere un’esistenza fatta di solitudine. Ma quando il territorio dispone di una struttura diurna specializzata, nella quale lavorare e socializzare, la persona svantaggiata può “tirar fuori”, tramite la  creazione  di un Progetto di vita potenzialità che non sapeva di possedere. Entrando in un centro diurno semiresidenziale come il Centro Maieutica, una persona incontra gli “altri”, cioè coloro che poi chiamerà amici e inizierà un cammino che lo porterà a un miglioramento esistenziale.

Questo percorso è basato sulla Maieutica, il metodo pedagogico utilizzato da Socrate, fondato sulla partecipazione attiva dell’allievo e capace di cambiare in meglio la sua vita. Con l’insorgere della pandemia da Covid-19, il lockdown e le misure restrittive che proseguiranno nel 2021, le persone svantaggiate rischiano di tornare nel loro vecchio “ghetto”. Ed è per questo che abbiamo voluto incontrare, rigorosamente online, Annalisa Cocchi, Responsabile del Centro socio-riabilitativo diurno per disabili (Csrd) Maieutica, Cooperativa di Open Group.

Buongiorno Annalisa, mi racconta qualcosa di lei? Il suo percorso di studio, le sue esperienze professionali, qual è il suo ruolo e da quanto tempo lavora nella Cooperativa e opera nei Centri Socio-riabilitativi.

“Salve, mi chiamo Annalisa Cocchi classe 1972 nata a San Giovanni in Persiceto (Bologna) e sono, dal 2003 la Responsabile del Csrd (Centro socio-riabilitativo diurno per disabili) Maieutica Coop Open Group. Sono un Educatrice Professionale Psicomotricista e ho un Master di primo livello ABA in Analisi del Comportamento. Dopo i diversi tirocini durante gli studi ho iniziato a lavorare a contatto con persone psichiatriche, minori a rischio di devianza e disabili adulti. Quando nel 2014 è nata la Cooperativa Open Group dalla fusione delle Cooperative Rupe, Voli e Coopas, in quel periodo ero all’interno del Consiglio di Amministrazione della Coopas partecipando attivamente al percorso di fusione. Ho insegnato per diversi anni presso la scuola calcio, con bambini dai 5 ai 6 anni , di Sant’Agata Bolognese e San Giovanni in Persiceto. Da giovane ho giocato in diverse squadre di calcio di serie B tra cui il Bologna. Mi piace molto viaggiare e l’ultimo viaggio che ho fatto è stato in Islanda… bellissimo. Mi piace l’arte, la musica ma soprattutto il Cinema starei giornate intere dentro un cinema. Sono una persona molto curiosa e i nuovi progetti sono per me linfa vitale, se intorno a me non ci sono me li creo da sola… Come funziona il metodo socratico della Maieutica applicato su persone con disagio psichico e fisico? Noi ci occupiamo di disabili adulti con deficit psico -fisico che hanno anche delle componenti in comorbilità psichiatriche ma non è un centro per persone psichiatriche. Il nome che fu dato al Centro Maieutica risale negli anni 80 quando, grazie alla legge Basaglia 180 iniziarono ad aprire le prime cooperative Sociali con lo scopo di accogliere le persone che erano da anni chiuse negli ospedali psichiatrici.

In quegli anni fu aperta la Cooperativa Agrobiologica Maieutica che oltre a [creare] prodotti biologici, un’idea già molto innovativa per l’epoca, accoglieva anche persone con diverse problematiche (psichiatriche, disabili, tossicodipendenti…). Il nome che è stato dato in quel periodo, a mio parere è molto ambizioso ma la sua definizione si addice al lavoro che l’educatore deve fare quotidianamente. [.] Credo che attraverso le diverse attività che il Csrd Maieutica offre alle persone con disabilità psico-fisica che lo frequentano: Giardinaggio, serra, pet -therapy, l’utilizzo di tecnologie, piscina, ippoterapia, onoterapia, riciclaggio e i progetti in integrazione con il territorio: Progetto Salvatappo, Festa del Solstizio ecc; l’ospite ha la possibilità di confrontarsi con nuove opportunità ed acquisire nuove capacità che lo aiutano ad esprimere la propria personalità”.

Nella descrizione dei Centri sul sito Open Group, si parla di onoterapia, aromaterapia, massaggio olistico, art-therapy e pet-therapy: come utilizzate tutti questi strumenti e qual è la loro efficacia?

 

“Nel 2012 causa terremoto abbiamo accettato di dare ospitalità a 4 asinelle che non avevano più un posto dove stare e così abbiamo iniziato a sperimentare l’attività di onoterapia con i nostri ospiti e con gli utenti provenienti da altri Centri. Questi animali, come dice la letteratura, sono gli animali più empatici e a contatto con le persone che hanno delle difficoltà emotive sono in grado di tranquillizzarle e farsi prendere cura da loro. Per quanto riguarda tutte le altre discipline: olistiche,(aromaterapia, massaggi), arte-therapy sono arrivate in parte dal bagaglio formativo degli educatori, tirocinanti Universitari che ospitiamo continuamente presso il Centro, dalle realtà che ci sono sul territorio e dal confronto con gli altri centri dell’area disabili di Open Group che si caratterizzano per altre attività specifiche. Alcuni Centri si sono specializzati nel massaggio Reiki, chi in aromaterapia ecc.”.

In quali Centri si svolge il vostro lavoro?

“Nei Centri socio-riabilitativi Accreditati: Il Centro Maieutica in Via Enzo Palma, 4/A a San Giovanni in Persiceto e il Borgo, in Via Cartiera, 92 a Borgonuovo di Sasso Marconi”.

Durante l’anno 2020, siamo stati investiti dalla Pandemia da Covid19. Da allora siamo passati attraverso il lockdown e altre misure emergenziali, che si trascinano anche nel 2021. Molte aziende hanno continuato a operare in lavoro agile, altre hanno sospeso le loro attività: qual è stato l’impatto sul vostro lavoro?

“Da subito ci siamo messi in contatto con le famiglie degli utenti, consapevoli del fatto che la chiusura dei centri avrebbe recato grosse difficoltà all’interno dei nuclei famigliari. Senza nemmeno capire cosa stava succedendo abbiamo prestato supporto domiciliare presso le famiglie più in difficoltà e grazie alle tecnologie abbiamo mantenuto i contatti con le famiglie. Abbiamo creato un gruppo WhatsApp con tutte le famiglie del centro che da subito è stato attivissimo, ci sentivamo uniti. Poi abbiamo iniziato a chiamare in video chiamata gli utenti, i quali per la prima volta si sperimentavano in questa nuova realtà digitale, e successivamente ci siamo sentiti di creare dei laboratori virtuali interattivi di teatro, di cucina, di arte, giochi di società da svolgere con i nostri ragazzi.

È stato un grande successo che ci ha permesso di sperimentare nuove modalità di fare le attività e di apprendere nuove competenze. Il servizio è rimasto chiuso da marzo a giugno e gli operatori hanno alternato giornate di lavoro educativo on line o domiciliare, a giornate in cassa integrazione. La paura del contagio, che ancora ora c’è, si resetta, per un momento, solo il giorno dopo che si è fatto il tampone quando arriva l’esito che risulta negativo. Da giugno il Centro è sempre rimasto aperto e periodicamente facciamo a tutti i tamponi per tenere monitorato un contagio da Covid. Anche l’utilizzo dei Dispositivi di protezione individuale e il rispetto della distanza non è stato subito facile da introiettare da parte degli utenti e del personale, ma dopo averlo ripetuto diverse volte sembra oggi essere stato acquisito e accettato anche se l’attenzione va tenuta ancora alta”.

Come hanno vissuto l’emergenza le persone disabili da voi seguite?

“Sicuramente avrebbero preferito che il Centro non chiudesse per il lockdown. A casa le persone con disabilità, a causa del loro deficit, spesso si annoiano e non comprendono la causa che li ha portati a tale situazione, fanno fatica a riempirsi il tempo in autonomia e ciò li porta a innervosirsi creando dinamiche stressanti all’intero del nucleo famigliare. Grazie al nostro intervento educativo immediato attraverso le telefonate in video chat, i laboratori virtuali ed interattivi, l’App di gruppo e gli interventi domiciliari abbiamo offerto un grosso supporto alle famiglie le quali a sua volta si sono unite maggiormente fra loro e oggi stanno pensando di creare un comitato per andare sui tavoli istituzionali e discutere sulle tematiche della disabilità”.

Considerati gli ultimi decenni di crisi occupazionale, mi permetta comunque una domanda che potrebbe suonare retorica o scontata. Il suo lavoro a contatto con i disabili, soprattutto quelli gravi non è facile: perché lei e i suoi colleghi avete deciso di lavorare a stretto contatto con persone svantaggiate?

“Nella relazione con l’altro metto sempre al centro la persona che come tutti ha i suoi limiti. Tutte le persone nel loro percorso esistenziale fanno esperienza di relazione di aiuto, poi c’è che sceglie di farne la propria professione (medici, insegnanti, avvocati, infermieri, ecc.). Spesso nel nostro settore si parla di relazione di aiuto pensando di stare in una relazione triste, faticosa e statica ma se invece pensiamo che attraverso questo tipo di relazione ho anche la possibilità di creare attività di cui ho scritto sopra e di confrontarmi con figure istituzionali e non, psicologi psichiatri, pedagogisti, politici , genitori, artisti ecc.

Ecco che allora la relazione d’aiuto diventa creativa, dinamica, stimolante e per entrambi una grande possibilità di crescita e benessere. Ecco perché penso che io e i mie colleghi continuiamo a crederci e a lavorare in questo ambito; perché il nostro approccio alla relazione di aiuto è ricco ci fa crescere e conoscere. Non voglio dire che il lavoro dell’educatore non sia faticoso, anzi , ma se metto in luce sempre e solo gli aspetto negativi: “ Allora chi lo farebbe?” Questo motivo però vale per tutti i tipi di lavoro. Come tutti lavori così ricchi di umanità ed emozioni è faticoso, sembra di essere sempre a scuola, non si finisce mai d’imparare.

Credo che la figura dell’educatore debba essere più considerata e riconosciuta per tutto ciò che mette in atto nella società, [In sintesi] in base alle varie professionalità, l’educatore deve avere un’ampia cultura, deve essere sempre al passo con i tempi: Più conoscenze culturali ha e più strumenti avrà a disposizione per progettare il suo lavoro”.

Pubblicato da Luciano Bonazzi Bologna

Sono Bolognese, classe 1961, Giornalista, Scrittore, Viaggiatore ed ex Missionario. Dal 2015 mi occupo di geopolitica su Orizzonti Geopolitici. Ho fatto il tirocinio giornalistico a BNB magazine, frequentato il corso di Giornalismo Sociale e collaborato con Piazza Grande e Blastig news

Una risposta a “#CentroMaieutica #OpenGroup Affrontare la disabilità con filosofia si può, ce lo spiega Annalisa Cocchi”

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