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#China: Il risveglio del drago


Il francobollo ufficiale del 90° anniversario dell’Esercito di Liberazione Popolare

L’ascesa militare della Cina è la conseguenza diretta degli sconvolgimenti geopolitici perpetrati da Stati Uniti e Alleati da oltre un decennio. Basti riflettere sui sette fronti di guerra aperti durante la presidenza Obama, con la complicità di John McCain e Hillary Clinton. Nell’ultimo decennio Pechino ha rafforzato la sua presenza nelle aree strategiche della sua sfera di influenza. Si pensi al Mar Cinese Meridionale, dove, chissà perché, gli Stati Uniti contestano il diritto di passaggio delle navi mercantili cinesi, presso gli arcipelaghi Spratly e Paracel.

Sottolineati in giallo i due punti dai quali, secondo gli USA, la flotta mercantile cinese non dovrebbe passare.

Secondo l’ultimo rapporto del Pentagono sulla Cina, l’Esercito di Liberazione Popolare ha rafforzato le forze terrestri, navali, aeree e si avvierebbe a surclassare l’attuale livello operativo e tecnologico militare americano. Non solo l’Esercito Popolare riesce a controllare le acque del Mar Cinese contestate dagli USA ed è divenuto strategico in tutti gli scenari geopolitici, ma è di poco inferiore a quello degli Stati Uniti.

Sebbene l’Esercito Popolare non sia ancora al livello degli Stati Uniti, ha colto di sorpresa Washington e i suoi alleati, modificando gli equilibri di strategici nel Pacifico. Questi cambiamenti riguardano in particolare la Marina Cinese, che potrebbe arrivare a contrastare il dominio navale degli Stati Uniti. La cosa impensierisce il Pentagono, perché le navi da guerra statunitensi non hanno avuto rivali da dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Quello che stupisce maggiormente è la rapidità dei cambiamenti, iniziati con l’insediamento di Xi Jinping appena cinque anni fa. Il premier cinese, in prospettiva del progetto Nuova Via Della Seta, nel suo tratto marittimo, s’è impegnato a proteggerne il percorso. Così, ha epurato gli ufficiali colpevoli di corruzione, sostituendoli con elementi aperti alla modernità e votati agli ideali patriottici e socialisti. Da allora, l’Esercito Popolare si è concentrato oltre che alla tradizionale prevenzione ad eventuali invasioni terrestri, anche a contrastare attacchi aerei e marini.

Per proteggere la flotta commerciale, come accennato poco sopra, a partire dal 2015 Pechino ha di fatto militarizzato gli arcipelaghi Spratly e Paracel, installandovi missili balistici per mettere in guardia gli stati fiancheggiatori degli USA affacciati all’area. Anche se può apparire un sopruso, invitiamo a considerare come reagirebbero gli USA, se una nazione minacciasse i suoi transiti commerciali: ad esempio nel Mar dei Caraibi.

Quello che ci fa ben sperare è il fatto che invece di cercare uno scontro diretto, la Cina limita la sua azione alla deterrenza basata su missili balistici controllati da una sofisticata rete radar-satellitare. Grazie a questa strategia, nonostante non sia ancora pari agli Stati Uniti come potenza di fuoco globale, può contare su armi difficili da intercettare, anche dai sistemi più avanzati installati sulle navi della Marina Statunitense.

Attualmente Pechino ha varato la sua prima portaerei e un’altra è in costruzione a Shanghai. Operazioni tattiche di sorveglianza aerea vengono effettuate regolarmente dall’aviazione cinese e la marina possiede oltre 100 navi da guerra e sottomarini di nuova costruzione. Li Jie, analista presso il China Institute of Naval Research, è tra coloro che difendono le azioni di Pechino: “La Cina sta solo proteggendo i suoi diritti e interessi nel Pacifico”.

Foto: Financial Times

In Africa, Pechino sta aumentando la sua influenza, consolidando legami commerciali e investimenti in infrastrutture, oggi, nel continente è economicamente seconda solo alla Russia. Da un rapporto pubblicato nel 2017 dall’African Center for Strategic Studies, Pechino gestisce 2.500 progetti di sviluppo e costruzioni per un valore di 94 miliardi di dollari in 51 paesi africani. Con queste cifre, in Africa la Cina ha superato commercialmente gli USA ormai da un decennio.

Infine, grazie ai porti africani, la Nuova Via Della Seta è supportata da infrastrutture utilissime a Pechino. Un esempio è costituito da Gibuti, ex colonia francese situata nel Corno d’Africa e punto strategico all’ingresso del Mar Rosso. In questo piccolo stato, Pechino ha costruito la sua prima base militare oltreoceano, oltretutto a poche miglia da quella statunitense. Questa base, vista con ovvio fastidio dal Pentagono, è cruciale per il contrasto alla pirateria che minaccia la flotta mercantile cinese.

Questo è solo un accenno ai progressi della Cina, una potenza locale ormai divenuta superpotenza globale. Oltretutto, grazie ai suoi solidi legami con la Russia, è corresponsabile di più d’un capello bianco in quel del Pentagono.

Da parte nostra, considerato che gli Stati Uniti storicamente sono gli unici ad aver utilizzato armi nucleari in guerra, siamo certi che un robusto contro-potere fungerà da deterrente ai crimini di guerra compiuti abitualmente dagli USA: più che auspicabile, lo riteniamo indispensabile!

Luciano Bonazzi

Fonti: i link che trovate nell’articolo e reseauinternational.net

Pubblicato da Luciano Bonazzi Bologna

Sono Bolognese, classe 1961, Giornalista, Scrittore, Viaggiatore ed ex Missionario. Dal 2015 mi occupo di geopolitica su Orizzonti Geopolitici. Ho fatto il tirocinio giornalistico a BNB magazine, frequentato il corso di Giornalismo Sociale e collaborato con Piazza Grande e Blastig news