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#Covid19 #EmergenzaFame Chi ha perso tutto va alle mense dei poveri, gli esclusi costretti a nutrirsi di animali randagi

Viviamo in un paese in crisi a partire dalla cura Monti del 2011 e proseguita con i governi successivi. Come conseguenza, erano in tanti coloro che prima del lockdown, tiravano avanti con lavori precari e sottopagati. Fino al blocco dovuto al coronavirus, in un qualche modo sopravvivevano, ma rimasti senza stipendio né cassa integrazione, oggi devono la propria sopravvivenza a Caritas, Colletta Alimentare e Comunità di Sant’Egidio. Premesso che gli Enti Benefici distribuiscono gli aiuti su segnalazione dei servizi sociali sia a italiani che stranieri, ma purtroppo, realisticamente, ci sono invisibili che questi non riescono a soccorrere. foto espresso.repubblica

Negli ultimi giorni, ha fatto scalpore il caso di un poveretto, che a causa dei morsi della fame è stato costretto ad arrostire e mangiare un gatto. Quello che stupisce, è che i tanti sepolcri imbiancati se la prendano con l’uomo e non con le istituzioni che lo hanno abbandonato a se stesso.

Per buona pace di costoro, vorrei ricordare che durante la seconda guerra mondiale, nelle città affamate, chi aveva fame non esitava a nutrirsi di piccioni, ratti e per l’appunto gatti. Gli animali randagi, fin dall’antichità sono stati l’unico sostentamento durante gli assedi e se voi siete giunti fino ad oggi, è perché i vostri antenati si sono salvati dall’inedia cibandosi d’essi. foto informazione.it A partire dal mese di marzo, la sola Caritas ha registrato un incremento del 34%, di nuovi poveri mentre nelle mense di povertà i posti a tavola sono raddoppiati. Sul mezzo milione di persone assistite dopo il lockdown, il 60% dei bisognosi sono italiani, gli stranieri sono il 40%.

Il prof. Augusto d’Angelo, volontario alla Comunità di Sant’Egidio di Roma dal 1978, ha osservato: “Alla nostra mensa siamo passati dai 290-300 coperti a[gli attuali] 450-500. Ed è raddoppiato l’aiuto alimentare, da 5 a 10 tonnellate al mese. Dagli abituali 10mila pacchi alimentari siamo saliti a 20mila a fin marzo e poi a quasi 30mila. Abbiamo aumentato da 20 a 30 i nostri centri di distribuzione alimentare, specie in periferia, e la domanda è ancora sostenuta”. Secondo d’Angelo, le persone a maggior rischio povertà sono i precari e gli ultracinquantenni che non riescono a reinserirsi lavorativamente.

Analoghe osservazioni giungono dalla Caritas di un quartiere di Roma, dove la fila di persone in attesa è quasi ininterrotta. Il responsabile Pino Italia ha dichiarato “Nel nostro quartiere sono stati colpiti molti filippini: badanti, addette alle pulizie, lavapiatti, camerieri; ma anche gli italiani, magari anziani soli come Guglielmo, 92 anni, che si è rivolto a noi e, ancora ben lucido, un po’ si vergognava e continuava a dirmi: ma se posso fare qualcosa in cambio, ditemi pure, eh?”.

Nella sola Roma, la Caritas ha dovuto assistere settemila persone in più del solito, tramite la distribuzione in 150 parrocchie. Inoltre, una tantum, vengono pagate le bollette e si cerca di favorire il reinserimento lavorativo. Una ex colf filippina ha dichiarato che “Senza la Caritas non avrei saputo come fare. Mandavo tutti i soldi a casa, e quando ho perso il lavoro non avevo quasi nulla sulla mia Postepay, solo l’affitto da pagare. Adesso, forse riprendo a lavorare come badante. Prego che sia così”. Quello degli enti benefici, a causa dell’ignavia governativa, oggi è uno straordinario movimento di solidarietà, l’unico motore che può far ripartire l’Italia, a dimostrare che il muro dell’indifferenza dei privilegiati può essere abbattuto.

Nel nostro paese ci sono migliaia di persone che donano una spesa alimentare e volontari che si mettono a disposizione per cucinare o somministrare i pasti ai bisognosi. Da mesi viviamo in un tripudio di chiacchiere vuote, discorsi nei quali il condizionale è d’obbligo e i verbi sono declinati dal gerundio all’infinito… Tra un vedremo, faremo o si potrebbe…etc, mentre sugli aiuti dell’Unione Europea e del governo italiano non si può fare alcun affidamento, possiamo contare unicamente sulle persone che aiutano concretamente e senza ubriacarci di chiacchiere: i volontari.

Luciano Bonazzi

Fonti: quotidiano.net oltre ai link esterni inseriti nel testo

Pubblicato da Luciano Bonazzi Bologna

Sono Bolognese, classe 1961, Giornalista, Scrittore, Viaggiatore ed ex Missionario. Dal 2015 mi occupo di geopolitica su Orizzonti Geopolitici. Ho fatto il tirocinio giornalistico a BNB magazine, frequentato il corso di Giornalismo Sociale e collaborato con Piazza Grande e Blastig news