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Una sposa di 8 anni


Foto africaguineanews.com Dal Gatestone Institute, riceviamo e pubblichiamo il seguente articolo scritto da Majid Rafizadeh, Pezzo originale in lingua inglese, An 8-Year-Old Bride
Traduzioni di Angelita La Spada, adattamenti a cura della Redazione.

  • Dopo che il partito dei mullah impose la legge della sharia in Iran e ne fece l’indiscussa e ufficiale legge del paese, le autorità cambiarono immediatamente l’età minima per le nozze fissandola a 9 anni per le bambine e 13 per i ragazzi. Dopo 40 anni, la legge basata sulla sharia non è cambiata.
  • L’incidenza dei matrimoni precoci “resta ancora troppo alta. In uno studio dettagliato condotto su 25 paesi è emerso che almeno una donna su tre si sposa prima dei 18 anni di età, e una su cinque ha il primo figlio prima dei 18 anni.” – La Banca Mondiale.
  • Secondo le statistiche ufficiali iraniane, ogni anno si celebrano 180milla matrimoni infantili. Inoltre, nel 2013 in Iran, è stata approvata una legge che consente agli uomini di sposare le loro figlie adottive.
  • Non più tardi del mese scorso, Facebook ha funto da banditore per una sposa bambina nel Sud Sudan.
  • Se la comunità internazionale non interviene e, anziché appellarsi ai leader islamisti iraniani, non fa pressione perché questi leggi cambino, altri bambini saranno a rischio.

“A otto anni i miei mi fecero sedere per un discorso serio”, ha raccontato Noushin, durante l’intervista. “Ricordo ancora il tremolio della voce di mia madre. Mi disse che fra due giorni avrei partecipato a una benedizione religiosa islamica. Mio padre insistette perché mi comportassi bene e non facessi una scenata. Ero confusa, ma mi fidavo di loro, pensando che mi stessero dicendo la verità. Mi fidai di loro fino al momento in cui mi ritrovai con una fede nuziale al dito e divenni la sposa di uomo di 43 anni. Noushin, oggi 19enne, è madre di tre figli.

Si potrebbe presumere che i suoi genitori, i quali hanno volontariamente consegnato la loro bambina a quell’uomo, non fossero istruiti o che avessero una mentalità moderna. Al contrario, il padre di Noushin aveva studiato in Europa e poi era tornato nel suo paese per lavorare per il regime.

Noushin ha raccontato che il matrimonio è stato “un incubo dal quale non potevo svegliarmi. Ho capito di essere sposata, ma non capivo cosa significasse”. Ha detto di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali prima della pubertà. Come da lei spiegato, “ogni giorno era pieno di nuova confusione e di nuovi orrori”, mentre cercava di abituarsi al ruolo che era stata costretta a subire: “Pensavo che il trasferimento nella casa di mio marito fosse una punizione dei miei genitori perché non avevo obbedito loro quando, una settimana prima, mi avevano detto di smettere di suonare. Speravo che, finito il supplizio, il giorno dopo sarei tornata dai miei. Ma presto mi fu chiaro che non era una punizione temporanea, sarebbe durata tutta la vita”.

Si potrebbe pensare che queste cose accadano solo di rado, ma non è così. Noushin non è una eccezione. I leader islamici affermano che i matrimoni precoci sono adesso meno frequenti nei loro paesi, ma anche se ciò è vero, l’incidenza è ancora abbastanza alta da aver indotto di recente le Nazioni Unite a esprimere preoccupazione in merito.

Nella Repubblica islamica dell’Iran, ad esempio, dove sono nato, si applica la legge della sharia e i matrimoni infantili sono ancora assai diffusi. Secondo le ultime statistiche, confermate dal direttore generale e membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione per la protezione dei diritti dell’infanzia, Farshid Yazdani, il 24 per cento di tutte le nozze celebrate in Iran è costituito da matrimoni precoci. Forse si potrebbe pensare, secondo quanto asserito dai leader islamisti, che questo sia un passo avanti, no? Sbagliato. Negli anni scorsi, i matrimoni infantili – almeno quelli registrati – erano inferiori al 10 per cento. Pertanto, c’è stato un aumento del numero delle bambine costrette a sposarsi.

Queste percentuali stanno a indicare che in Iran, decine di migliaia di ragazzine sono ancora costrette a contrarre matrimonio. A proposito, secondo le statistiche ufficiali iraniane, ogni anno nel paese vengono contratti 180mila matrimoni precoci. Poiché molti matrimoni possono essere celebrati da uno sceicco sciita senza la necessità di registrarli presso le autorità governative competenti, il numero ufficioso è senza dubbio più alto; in questo modo, si celebrano molti matrimoni di bambine che hanno meno di 10 anni.

Prima che il partito islamista dell’ayatollah Ruhollah Khomeini conquistasse il potere nel 1979, l’età minima per contrarre il matrimonio era 18 anni per le ragazze e 20 per i ragazzi. Dopo che il partito dei mullah impose la legge della sharia in Iran e ne fece l’indiscussa e ufficiale legge del paese, le autorità cambiarono immediatamente l’età minima per le nozze fissandola a 9 anni per le bambine e 13 per i ragazzi. Dopo 40 anni, la legge basata sulla sharia non è cambiata. Se davvero le autorità volessero scoraggiare i matrimoni infantili non sarebbe questo il punto di partenza?

Inoltre, nel 2013, in Iran, è stata approvata una legge che consente agli uomini di sposare le loro figlie adottive.

Oltre agli abusi fisici e sessuali che queste bambine sono costrette a subire, ci sono anche gli abusi emotivi. Secondo la legge della sharia, queste ragazzine devono soddisfare totalmente i desideri dei loro mariti. Questi ultimi hanno il diritto di divorziare dalle consorti in qualsiasi momento, ma non è così per le mogli. Secondo Hassan Moussavi Chelak, direttore dell’Associazione dei servizi sociali, ci sono più di 24mila vedove bambine nel paese. Queste minori devono sposarsi, subire traumi, per poi essere abbandonate e lasciate da sole a badare a se stesse.

Alcuni di questi mariti sono uomini di mezza età o anziani. Qualcuno cerca di spiegare che il motivo di così tanti matrimoni precoci è di natura economica, perché il bisogno di denaro spinge i genitori a far sposare le loro figliolette con uomini più anziani. Tuttavia, ci sono molti paesi dove la povertà rappresenta un problema, ma non esiste la piaga del fenomeno dei matrimoni infantili, o non esiste in tale misura. Questa piaga continua a esistere perché è legittimata e perfino incoraggiata dalla legge della sharia. In altri paesi che vietano tale abuso, il fenomeno non sussiste, mentre la legge islamista iraniana lo approva. In Iran, la sharia fornisce la base giuridica che legittima gli adulti a sposare delle bambine che hanno meno di 10 anni e i genitori a trarre vantaggio da ciò sotto un duplice profilo, finanziario e religioso.

Noushin ha sofferto più di quanto possa comprendere la maggior parte delle persone. È determinata a divorziare e a trovare un modo per crescere e provvedere ai suoi tre figli. Non ha mai avuto la possibilità di scegliere quando, all’età di 8 anni, i suoi genitori l’hanno venduta. E nemmeno quando è rimasta incinta. Adesso, è disposta a rischiare tutto per essere libera. Questo non è semplicemente un problema tipico dei paesi islamisti. Anche le bambine di altri paesi sono vulnerabili.

Non più tardi del mese scorso, Facebook ha funto da banditore per una sposa bambina nel Sud Sudan. A quanto pare anche la Svezia sta assistendo a un “aumento nelle segnalazioni di matrimoni precoci forzati”. Lo scorso anno, la Banca Mondiale ha rilevato che l’incidenza dei matrimoni infantili “rimane ancora troppo alta. In uno studio dettagliato condotto su 25 paesi è emerso che almeno una donna su tre si sposa prima dei 18 anni di età, e una su cinque ha il primo figlio prima dei 18 anni”.

I matrimoni precoci sembrano anche essere assai diffusi negli Stati Uniti. Ma quest’anno, il Delaware è diventato il primo Stato Usa a vietare i matrimoni con minori, stabilendo un’età minima di 18 anni.

Si stenterebbe a credere che possa essere legale per un uomo di 70 anni sposare una ragazza o una bambina di 5 anni, ma ciò accade e continuerà ad accadere. Se la comunità internazionale non interviene e, anziché appellarsi ai leader islamisti iraniani, non fa pressione perché questi leggi cambino, altri bambini saranno a rischio.

Majid Rafizadeh, accademico di Harvard, politologo e uomo d’affari, è anche membro del consiglio consultivo della Harvard International Review, una pubblicazione ufficiale della Harvard University, e presidente del Consiglio internazionale americano sul Medio Oriente. È autore di molti libri sull’Islam e sulla politica estera statunitense.

 

Pubblicato da lantiepistocrate

Sono Bolognese, classe 1961, ex-tecnico commerciale, scrittore, viaggiatore, missionario laico. Mi occupo di geopolitica, cronaca, curiosità e tanto altro. Ho fatto il tirocinio giornalistico a Buone Notizie Bologna magazine, gestisco dal 2015 il blog Orizzonti Geopolitici - Bologna Metropolitan Gazette e dal 3 giugno 2018 il Blog Consapevolezza Polemica. Difendo a spada tratta la libertà d'opinione garantita dall'art. 21 della Costituzione della Repubblica italiana.